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L’ANNO CHE VERRA’ Stampa
Domenica 03 Gennaio 2016 09:12

deliaepifani edit

È una scena che è familiare a chiunque:
si avvicina l’ora fatidica,
tutti sono in piedi davanti alla tv,
con le pance piene;alcuni prescelti
hanno in mano la bottiglia di spumante
e trattengono il tappo in attesa del momento giusto,
gli altri hanno già il calice pronto ad essere riempito.
Il cenone è finito,i dolci sono ancora sul tavolo
e nel frattempo il countdown è partito.
10, 9, 8, 7, 6, 5, 4… Pausa.
Come ogni anno,la scena familiare
include anche il bilancio dell’anno appena trascorso,
che,insieme alle fette di pandoro,
rientra nella tradizione di ognuno di noi.
Mi tocca,quindi,l’arduo compito di riassumere,
in poche righe,l’anno che si è appena concluso
(e che,permettetemi una piccola nota personale,
tra alti e bassi è stato,come dire,parecchio denso).
Se ripenso al 2015 la prima cosa che mi viene in mente
è che è iniziato con gli attentati a Charlie Hebdo
ed è finito con il Bataclan.Due eventi terribili,
che in meno di 12 mesi hanno stravolto Parigi
e l’intero mondo occidentale.
Ripenso al 2015 e mi rendo conto
di come le prime due immagini che mi vengono in mente
siano immagini di terrore,di paura,di sparatorie
e persone insanguinate.Ripenso al 2015 e mi accorgo
di come è cambiata la quotidianità nella città in cui vivo,
dove fare un percorso in metro diventa una cosa a metà
tra un terno al lotto nella speranza
che non ci sia una sospensione delle corse
per un allarme bomba e un viaggio in un paese di guerra,
con militari con tanto di mitragliatrice ad ogni angolo.
Eppure,incredibilmente,ripenso al 2015
e non ho un sentimento di tristezza.
Cinismo,potreste pensare. Sì,da un’aspirante dr House
è una cosa che ci si potrebbe anche aspettare.
Ma,ancora più incredibilmente non è questo il motivo
della mia non-tristezza.Il 2015,con i suoi telegiornali
pieni di allerte terrorismo e guerre in ogni parte del mondo,
con le sue rivolte contro l’Expo a Milano,
con i continui sbarchi sulle nostre coste dei migranti
tacciati di essere vettori di criminalità e malattie,
con le ruspe e i vari “gli omosessuali sono malati”,
paradossalmente,mi lascia speranza.Perché,ripensando al 2015,
mi vengono in mente anche le matite alzate
per difendere la libertà d’espressione,
i filtri di Facebook con i colori dell’arcobaleno
in prossimità dell’annuale Gay Pride,l’ordinata confusione
e il colorato melting pot del Decumano,
la mamma rom incontrata nel bus che mi racconta
di quanto sia difficile portare i propri figli a scuola
quando i bus di Roma sono bloccati,la quantità infinita
di persone scalze sulla Tiburtina che,
senza pensare alla loro provenienza
o al colore della loro pelle,camminano insieme,fianco a fianco,
al suono di “Welcome Refugees!”.
È questo che voglio portare nel 2016:
la solidarietà,la voglia di uguaglianza nella differenza,
di tolleranza e di convivenza.
Perché credo che siano queste le uniche armi
per sconfiggere tutto ciò che colora di nero il nostro pianeta.
Play. …3, 2, 1. Buon 2016.

Delia Epifani